Viaggio nel Deserto del Gobi

Dai libri di scuola all’orizzonte infinito

Viaggio nel Deserto del Gobi
Il Deserto del Gobi, nel sud della Mongolia, è uno dei deserti più vasti e sorprendenti dell’Asia. In questo articolo raccontiamo il nostro viaggio tra dune, canyon, ger camp e cultura nomade, con consigli pratici per organizzarlo.

Abbiamo sempre cercato viaggi con una forte componente culturale e paesaggistica.

E se poi, lungo la strada, possiamo anche mettere alla prova i nostri limiti… ancora meglio.

Prima di iniziare a raccontare il mondo con Paguro Journey, inseguivamo queste sensazioni soprattutto nelle destinazioni calde e tropicali, essendo noi dei “paguri”. Poi, nel 2015, tra il Salar d’Uyuni e San Pedro de Atacama, a quote che ancora oggi ci fanno ricordare le palpitazioni della prima notte a La Paz, qualcosa è cambiato.

Abbiamo capito che forse anche due “paguri” come noi, abituati a cercare spiagge isolate, iniziavano a sentirsi meravigliosamente sopraffatti da paesaggi sconfinati. Quei luoghi che ti fanno sentire piccolo. Davvero piccolo.

Così la nostra wish list ha iniziato a cambiare forma. Palme sì, ma anche orizzonti fatti non solo di mare.

Tra le destinazioni che salivano lentamente in classifica c’era lei: la Mongolia.

Valentina ne parlava da sempre, fin dai libri di geografia delle scuole medie: il Deserto del Gobi, Gengis Khan, le steppe infinite.

Mattia invece ricordava un libro letto all’università, surreale e non di viaggio, Mongolski Bedeker.

Due suggestioni diverse, stessa direzione.

Ci sono voluti anni, e parecchi ritorni “a casa” in Indonesia, poi il Kyrgyzstan ancora poco battuto, e finalmente, nell’agosto del 2025, ecco che la Mongolia balza in pole position.

Organizzare un viaggio nel deserto del Gobi: itinerario e guida locale

Ogni viaggio ha un momento preciso in cui smette di essere un’idea e diventa reale.

Nel nostro caso coincide quasi sempre con Valentina che entra in quella che Mattia definisce “modalità organizzazione estrema”.

Foglio Excel aperto. Dieci tab del browser. Voli confrontati su tre piattaforme diverse.

Piani A, B e C pronti nel caso in cui il piano A costi troppo e il piano B preveda uno scalo improbabile in una città che non sappiamo nemmeno pronunciare.

La Mongolia non è una destinazione economica. I voli non sono semplicissimi e, soprattutto, muoversi in autonomia nel Deserto del Gobi richiede molto tempo.

Per questo abbiamo deciso di affidarci a un’agenzia locale, con cui costruire l’itinerario su misura adattandolo al nostro budget.

Abbiamo scelto Back to Bek Travel (https://www.backtobektravel.com), con cui abbiamo studiato insieme il percorso, bilanciando:

• durata delle tappe

• tipologia di ger camp

• spostamenti interni

• esperienze culturali

Non volevamo un tour standard preconfezionato.

Volevamo capire cosa fosse possibile fare davvero, con il tempo e il budget a disposizione.

E dobbiamo dirlo: ci siamo trovati benissimo.

Arrivare a Ulaanbaatar: tra soviet e steppe

Il viaggio inizia con un volo Istanbul – Ulaanbaatar.

Ulaanbaatar (o Ulan Bator) è una capitale sorprendente.

Un miscuglio di eredità sovietica, modernità disordinata e periferie di ger che si estendono sulle colline.

Un lungo viale centrale, traffico caotico (molto caotico), monumenti improbabili come quello dedicato ai Beatles e un clima indecifrabile: sole caldo, vento gelido, giacca su, giacca giù.

È la città più fredda del mondo per temperatura media annuale, ma ad agosto può oscillare tra i 10° e i 30° nello stesso giorno.

Ulaanbaatar è una tappa di decompressione. Si fanno le SIM, si cambiano i tugrik (valuta locale), si cammina storditi dal fuso. Poi si parte davvero.

Un’oretta di volo verso sud e si atterra a Dalanzadgad. Sotto di noi: il Gobi.

Il Deserto del Gobi: molto più di sabbia

Il Deserto del Gobi è uno dei deserti più grandi del mondo, esteso tra Mongolia meridionale e Cina settentrionale. Copre circa 1,3 milioni di km².

E no, non è un mare infinito di dune.

Le dune rappresentano circa il 5% del territorio. Il resto è un alternarsi continuo di steppe aride, canyon, montagne, vallate rocciose, altopiani battuti dal vento.

È un deserto freddo.

In inverno può toccare i -40°C.

In estate superare i +40°C.

Le piogge sono rarissime.

Ed è proprio questa varietà a renderlo sorprendente.

Guida e driver: fondamentali, non opzionali

Nel Gobi non esistono vere strade. Esistono piste. Tracce. Direzioni.

Gli spazi sono giganteschi. Il telefono spesso non prende. Il GPS può essere impreciso.

Secondo noi avere una guida e un driver è fondamentale.

Non solo per orientarsi, ma per capire cosa si sta guardando, conoscere la cultura nomade contemporanea e avere un contatto reale con il territorio.

Nel nostro caso, guida e autista sono diventati parte integrante dell’esperienza.

È bene sapere una cosa: in Mongolia è normale che guide e driver pranzino e cenino con gli ospiti.

Si mangia insieme. Si chiacchiera. Si condividono le giornate.

Per noi è stato uno degli aspetti più belli del viaggio. Parlare di inverni a -40°, vita in città contro vita nomade, tradizioni e cambiamenti economici ha dato profondità a ogni tappa.

Cosa vedere nel deserto del Gobi: luoghi imperdibili

Yolin Am: il frigorifero del Gobi

La prima tappa è lo Yolin Am Canyon, incastonato tra le montagne del Gurvan Saikhan.

Un canyon che fino a pochi anni fa conservava lastre di ghiaccio anche in piena estate. Un frigorifero naturale nel mezzo del deserto.

Qui si può camminare o esplorare a cavallo.

Ed è il primo assaggio di quanto il Gobi sia diverso da come lo immagini.

Dormire in una ger

Le ger, spesso chiamate erroneamente yurte, sono le tradizionali abitazioni nomadi mongole.

Struttura in legno, feltro, forma circolare. Montabili e smontabili in poche ore.

Oggi esistono ger camp di ogni tipo: dalle più spartane a versioni quasi “luxury” con bagno privato e piumino. E, botta di fortuna, abbiamo ottenuto un inaspettato upgrade, solo per una notte, proprio in una di queste ger lussuose… pazzesco ragazzi (lo potete vedere nel video).

La parte Gobi, lo diciamo con onestà, è stata sorprendentemente comoda.

Il vero disagio sarebbe arrivato più avanti, verso i Monti Altai, ma questa è un'altra storia (ne parleremo nei prossimi articoli).

Khongoryn Els: scalare una duna nel Gobi

Le dune di Khongoryn Els si estendono per circa 180 km.Caldo, vento costante, sabbia ovunque. Decidiamo di salire sulla duna più alta per vedere il tramonto.

Ci vuole almeno un’ora per arrivare in cima. L’ultima parte è ripidissima, e ogni passo scivola indietro. Non siamo atleti. Siamo viaggiatori testardi.

Molti si fermano prima. Alcuni rinunciano. La duna è abbastanza presa d’assalto, soprattutto nel tardo pomeriggio.

Ma secondo noi ne vale davvero la pena.

Quando arriviamo in cima il vento è fortissimo.

“Cioè siamo in cima a una duna nel Deserto del Gobi. Quando ci ricapita?”

Per scendere si può scegliere: bob da sabbia oppure a piedi, come abbiamo fatto noi.

Sembra di scivolare su una nuvola.

Un’ora e mezza per salire. Cinque minuti per scendere.

È tutto sicuro, basta fare attenzione e seguire le indicazioni.

Festival nomade sotto le dune

Colpo di fortuna: ai piedi delle dune si svolge un festival locale.

Arcieri, competizioni tradizionali, venditori ambulanti, famiglie nomadi arrivate dalle zone limitrofe.

Il Gobi non è solo paesaggio. È cultura viva.

Non è una cartolina immobile. È un territorio abitato, con tradizioni ancora praticate e orgogliosamente tramandate.

Vedere bambini correre tra le tende, uomini in deel colorati prepararsi alle gare, anziani osservare in silenzio… ci ha ricordato che il deserto non è vuoto. È pieno di storie.

Flaming Cliffs: dinosauri, esploratori e sogni d’infanzia

Le Flaming Cliffs, conosciute come Bayanzag, sono tra i luoghi più iconici del Gobi.

Ma dirlo così è riduttivo.

Arrivi e ti sembra di essere dentro un film. Roccia rossa friabile, vento, polvere che si alza in controluce. Un paesaggio quasi irreale.

Qui, negli anni ’20, l’esploratore Roy Chapman Andrews scoprì i primi fossili di uova di dinosauro mai ritrovati.

Si dice che proprio lui abbia ispirato il personaggio di Indiana Jones.

E per Valentina, che conosce i film a memoria e li ha visti un numero imbarazzante di volte, questo posto è stato pura magia.In zona c’è anche un piccolo museo, semplice ma imperdibile, con fotografie e proiezioni d’epoca delle spedizioni originali. Vale assolutamente una visita.

Perdersi nel Gobi

Nel Gobi non esistono strade segnate.

A volte il nostro driver doveva cercare le tracce giuste nel nulla.

A volte il telefono non prendeva.

Sì, può capitare di perdersi.

Ma nel Gobi perdersi non è solo un rischio logistico. È quasi una condizione mentale.

Quando non hai punti di riferimento visivi, quando l’orizzonte è identico in ogni direzione, inizi a perdere anche l’illusione di controllo.

Ed è lì che il viaggio cambia.

Il Gobi è difficile?

Onestamente? Molto meno di quanto pensassimo.

Se organizzato con guida locale e ger camp strutturati, è un viaggio accessibile.

Le distanze sono lunghe. Il vento è costante. Il clima può essere estremo.

Ma a livello di servizi siamo rimasti colpiti.

Abbiamo incontrato comitive di pensionati, anche italiani, e famiglie con bambini.

Il Gobi non ti distrugge fisicamente.

Ti ridimensiona.

Ti ricorda quanto siamo piccoli di fronte agli spazi enormi.

E forse è proprio questo il motivo per cui lo sognavamo da sempre.

Cibo e gentilezza mongola

Il cibo nel Gobi è semplice e molto legato alla tradizione nomade: carne, latticini, zuppe sostanziose.

Se sei vegetariano, è fondamentale comunicarlo chiaramente prima di partire e ricordarlo durante il viaggio. Non è impossibile, ma qui suona ancora piuttosto insolito.

Un’altra cosa che ci ha colpito è la gentilezza dei mongoli.

Non invadente. Non costruita.

Una disponibilità calma, quasi silenziosa.Forse è anche questo che rende il Gobi un viaggio così potente: l’immensità del paesaggio e l’umanità delle persone che lo abitano.

Quando andare nel deserto del Gobi

Il periodo migliore per visitare il deserto del Gobi va da giugno a settembre.

Ad agosto le temperature variano molto tra giorno e notte. Vestirsi a strati è fondamentale.

FAQ – Domande frequenti sul viaggio nel deserto del Gobi

Serve una guida per visitare il Gobi?
No, ma è fortemente consigliata.

Quanto dura un itinerario nel Gobi?
Almeno 4–5 giorni.

Come ci si arriva?
Il modo più veloce è volare da Ulaanbaatar a Dalanzadgad con un volo interno di circa 50 minuti.
In alternativa, decisamente più lunga (8–10 ore), si può raggiungere Dalanzadgad in auto da Ulaanbaatar.

Quali temperature aspettarsi ad agosto?
Essendo un deserto, ci sono forti escursioni termiche: di giorno si possono raggiungere i 30–35°C, mentre di notte la temperatura può scendere fino a 10–15°C. Il vento è una costante.

Il deserto del Gobi è solo sabbia?
No. Le dune rappresentano circa il 5% del territorio.